Un museo fuori porta, Susa (TO)

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2009, concorso per la valorizzazione dei resti del Tempio Romano e la definizione di un percorso storico-architettonico progetto: Daniele Baiotto e Michele Calia

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La volontà di valorizzare i resti del tempio romano rinvenuti durante i lavori di riqualificazione della piazza suscita una questione molto complessa. Fino a che punto ripensare lo spazio della piazza nella sua interezza, intervenendo in modo deciso anche sui lavori appena ultimati? Le finalità del bando di concorso e l’intenzione di soddisfare molteplici esigenze ci hanno portato a ripensare la piazza in modo integrale, mantenendo comunque alcune parti del progetto già realizzato. Solo così, a nostro avviso, è possibile rendere piazza Savoia uno spazio pubblico di riferimento della città, sia per i suoi abitanti che per i visitatori.

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Uno dei concetti alla base del progetto riguarda la topografia della piazza. Pensiamo che sia importante,  per valorizzare i resti romani e integrarli con gli altri edifici di interesse storico e i fronti esistenti,   articolare lo spazio pubblico su due livelli: quello attuale (quota degli accessi e della viabilità) e quello degli scavi (circa -1.40 m rispetto alla quota principale). Il collegamento delle due quote avviene con piani inclinati, di pendenze differenti, che portano alla zona archeologica offrendo nuove prospettive. In questo modo si stabilisce una nuova relazione tra gli edifici esistenti, i percorsi e il museo all’aperto, permettendo di stabilire un rapporto più equilibrato con la scala della piazza. La parte più a sud di piazza Savoia viene mantenuta come da progetto attuale, compresa la rotonda, che avrà solo in parte funzione viabilistica. Subito oltre, procedendo verso nord, è previsto un lungo piano leggermente inclinato, sempre realizzato in pietra in continuità con l’esistente, che si raccorda con la quota dei resti. Visto lo scavo necessario per ricavare l’abbassamento di quota lungo questo piano, verranno riportate alla luce parti di resti romani attualmente interrati, in particolare il muro corrispondente al terrazzamento del tempio. Il cambio di quota disegna una zona antistante agli scavi che  risulta in qualche modo protetta, privilegiata. Sarà la parte più vissuta dello spazio pubblico, adatta a diverse attività culturali e di aggregazione, con lunghe sedute continue e caratteristiche che lo rendono un possibile palcoscenico d’eccezione.

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La necessità di sottolineare la zona degli scavi del tempio ci ha portato ad immaginare un elemento di forte impatto che creasse un prospetto definito, senza interrompere la continuità della vista sulla piazza e sull’area archeologica conservando la qualità visiva del paesaggio. Il fronte è costituito da sei setti di corten alti 6m che formano una sorta di diaframma. Non si tratta di un fronte chiuso ma di una porta che si attraversa per raggiungere la copertura vetrata e ammirare i resti dall’alto, con l’obiettivo di tutelare la qualità visiva della piazza e conservare vedute e prospettive esistenti, creandone di nuove. Alcuni setti del fronte possono ruotare per formare un supporto per proiezioni o scenografie. Una successione di altri setti sempre in corten, più piccoli, di tre altezze diverse, accompagna il visitatore in un percorso di scoperta del sito, con pannelli grafici e informativi. Questi setti minori hanno anche funzione strutturale per il piano di vetro. La loro disposizione suggerisce il volume  dell’edificio principale del tempio, visibile anche nell’impianto del basamento.

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La copertura vetrata permette di vedere i resti dall’alto, percorrendo liberamente lo spazio che era occupato dal tempio. La struttura metallica portante si appoggia sui setti strutturali di corten. La quota del piano percorribile è di +2.40 dal piano degli scavi, + 1.00 dal piano della piazza.  Anche i resti riportati alla luce grazie alla realizzazione della superficie inclinata vengono coperti da un piano vetrato calpestabile che costituisce una tappa intermedia nella salita verso la copertura principale e il percorso creato dai setti. Passerelle accessibili e una rampa collegano le diverse quote della piazza e delle coperture vetrate, sull’asse che va dal lungo Dora alla zona dell’ingresso delle scuole.

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La vocazione di spazio di aggregazione, adatto a eventi e spettacoli, e nodo dei percorsi turistici si presta a ospitare progetti che coinvolgano la comunità, gli attori locali e le associazioni, sensibilizzando l’opinione pubblica, e a fare da volano per azioni atte a favorire lo sviluppo economico, che cerchino di innescare una spirale positiva fondata sul turismo culturale come promotore di filiere produttive ad esso correlate, fortemente ancorate alla tradizione e alle peculiarità territoriali (agricoltura, artigianato, enogastronomia). In questo modo si stimola la riappropriazione dei luoghi, in particolare della piazza, da parte degli abitanti con valenze completamente nuove. Non più solo la “piazza del mercato”, spoglia e attraversata dalle auto, ma uno spazio flessibile progettato per accogliere visitatori e cittadini e valorizzare il suo patrimonio storico.
Lo spazio antistante gli scavi può diventare luogo di riferimento soprattutto per studenti e giovani grazie alla possibilità di sostare in sicurezza, lontani dalle auto, e fruire delle sedute continue previste sui piani inclinati di raccordo delle diverse quote.

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L’intenzione di rendere piazza Savoia luogo di incontro e polo culturale impone la scelta di eliminare i parcheggi tuttora previsti e di ridurre al minimo la viabilità. I trenta parcheggi previsti possono essere realizzati negli ampi spazi del cortile delle scuole. L’attuale destinazione di parcheggio pertinenziale del complesso scolastico viene implementata offrendo una interessante occasione di riqualificazione di questi spazi. Con interventi coordinati su pavimentazioni, materiali, grafiche, arredo e restyle dei fronti interni degli edifici scolastici si viene a creare un prolungamento dello spazio pubblico che comprende anche l’area archeologica sul retro delle scuole. L’organizzazione della viabilità prevede di mantenere l’attuale accesso alla piazza dalla porta Savoia e due sensi di percorrenza ai lati della piazza per permettere l’ingresso e l’uscita dal parcheggio e il transito in direzione del lungo Dora. Il piano carrabile sarà lo stesso dei percorsi pedonali della piazza, senza marciapiedi in rilevato, come in molti progetti contemporanei di spazi pubblici in cui, solo con alcuni accorgimenti di sicurezza (segnaletica, illuminazione, arredo), si sono realizzati spazi continui, coerenti e completamente fruibili. In questo modo si potrebbero mantenere le fasce di pavimentazione in pietra già realizzate ottenendo visuali senza soluzione di continuità.

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Occorre sottolineare come sia importante in uno studio di possibili percorsi storico-turistici valorizzare non solo gli edifici storici più importanti e le aree archeologiche ma anche far riaffiorare elementi di memoria storica oggi degradati o sconosciuti agli stessi abitanti della città. Leggere il paesaggio o un centro antico significa infatti individuarne i valori dimenticati o negati. Per assicurarne la salvaguardia è necessario affermare la validità propositiva di questi valori. Occorre a tale fine dare spazio a futuri possibili, che scaturiscano dalle qualità locali, e prefigurare scenari diversi rispetto ai destini di degrado fisico e culturale e innescare dinamiche di riqualificazione e valorizzazione diffuse coinvolgendo anche gli attori privati. La rete dei percorsi permette al visitatore di fruire del patrimonio storico, artistico e naturale in due modi. Immergendosi nel museo all’aperto e visitando i resti, i monumenti e i musei, ma anche dall’esterno, percorrendo i vicoli e i sentieri che offrono scorci e punti di vista privilegiati sulla città. Per questo oltre ai percorsi archeologici e storici occorre pensare ad alcuni interventi puntuali di arredo e segnaletica per sottolineare la presenza di view-point significativi.